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Le osservazioni di Confesercenti sul DPEF per gli anni 2004-2007

Il 22 luglio ha avuto luogo l'audizione della Confesercenti presso le Commissioni Riunite di Camera e Senato. L'entità e la natura della manovra annunciata per il 2004 non lasciano intravedere una significativa inversione di rotta. Dal pareggio di bilancio (2007) alla variazione del rapporto debito/Pil (2006) al volume della spesa per il Mezzogiorno il Dpef rinvia il raggiungimento di tutti gli obiettivi economici. Nel documento che presentiamo le osservazioni della Confesercenti finalizzate a favorire la ripresa socio-economica


(in fondo alla pagina è possibile scaricare il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria del Governo e il testo integrale della Confesercenti sulle osservazioni al Dpef)

Osservazioni generali

Il Documento di programmazione economico-finanziaria per il quadriennio 2004-2007 si colloca in un contesto politico-istituzionale del tutto particolare, che vede l'Italia in una posizione di eccezionale esposizione e responsabilità a livello sovranazionale.
La presentazione del DPEF è infatti avvenuta a breve distanza dalla presentazione del programma italiano per il Semestre di presidenza dell'Unione europea, il primo passaggio significativo per l'affermazione della credibilità e autorevolezza della guida italiana dell'Unione.
Inoltre, quest'anno lo stesso documento programmatico assume una peculiare rilevanza politica nei confronti delle istituzioni economiche comunitarie, che da tempo segnalano con preoccupazione il carattere privo di impatto strutturale delle numerose misure una tantum che hanno connotato le recenti politiche economiche e finanziarie del nostro Paese. In tal senso, il DPEF 2004-2007 avrebbe dovuto anche essere la sede per presentare all'Unione europea l'atteso programma strutturale di interventi destinato a sostituire gli interventi a carattere straordinario e a garantire la continuità delle politiche di contenimento del deficit e del debito pubblico.

Da questo punto di vista, tuttavia, l'entità e la natura della manovra finanziaria annunciata per il 2004 non lasciano ancora intravedere una significativa inversione di rotta. Su una manovra valutata in 16 miliardi di euro, le cosiddette misure one-off ammonterebbero ad almeno 10 miliardi di euro, secondo un programma di graduale aumento dell'incidenza percentuale delle misure strutturali che vedrebbe solo nel 2006 la completa sostituzione delle una tantum.
Analogamente, sulla base del peggioramento o almeno della mancata ripresa della congiuntura economica internazionale, il DPEF sposta in avanti il raggiungimento di tutti gli obiettivi economici già indicati nelle precedenti stime programmatiche: dal pareggio di bilancio, ormai rinviato al 2007; al rapporto debito/PIL, che potrà collocarsi al di sotto del 100 per cento solo a partire dal 2006; al volume della spesa in conto capitale destinata al Mezzogiorno, che ancora è lontana dalla soglia del 45 per cento del totale già indicata dal "Patto per l'Italia". E' scomparso ogni riferimento alla riforma dell'Irpef, asse centrale del Programma di legislatura.
In definitiva, il profilo di rientro dei saldi della finanza pubblica è formalmente abbandonato e gli ulteriori passi in questa direzione sono affidati ad un'auspicata ripresa dell'economia che faccia da correttivo naturale agendo sui flussi delle entrate tributarie.
D'altra parte anche la natura degli interventi strutturali previsti dal DPEF per il 2004 non appare sufficientemente chiarita né sul lato delle entrate né sul lato delle spese. Si fa infatti riferimento per un verso a interventi di contrasto all'evasione e al sommerso, secondo una politica d'intervento purtroppo resa poco credibile e incisiva dall'amplissimo ricorso alle politiche di
condono e alle sanatorie tombali. Per altro verso, si accenna a risparmi da realizzare incidendo su non precisati "regimi speciali di favore" e sugli acquisti di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, già fortemente limitati attraverso l'obbligatorietà del ricorso alle convenzioni Consip prevista dall'ultima legge finanziaria, che ha a sua volta ridotto la possibilità di accesso alle gare per le piccole e medie imprese, meno competitive su scala nazionale.
Sul piano politico, i contenuti dell'ultimo DPEF devono essere valutati con riguardo anche agli obiettivi già indicati dal "Patto per l'Italia", il documento sottoscritto dalle parti sociali nel luglio 2002, che avrebbe dovuto trovare piena attuazione nella legge finanziaria per il 2003.

A distanza di un anno da allora, quando alcuni obiettivi qualificanti del Patto - per esempio in materia di ammortizzatori sociali e politiche per il Mezzogiorno - restano ancora lontani dall'effettiva realizzazione, il nuovo DPEF rilancia quel modello di dialogo sociale, attraverso la proposta di un "accordo per riforme, competitività, sviluppo ed equilibrio finanziario".
Pur trattandosi della conferma, in sé positiva ed apprezzabile, della rilevanza e dell'utilità sociale del percorso concertativo, in assenza di una concreta responsabilizzazione circa il rispetto degli impegni già assunti e di una sede adeguata di rappresentazione e sintesi delle istanze politiche generali espresse dalle parti sociali, la riproposizione di quel modello rischia di determinare soltanto una frammentazioni dei temi e dei soggetti chiamati ad affrontarli, attraverso la moltiplicazione dei tavoli di concertazione e delle sigle sindacali. Per questa via, il rischio è di indebolire l'assunzione di responsabilità politica senza peraltro riuscire a garantire un grado di condivisione sufficiente ad assicurare il mantenimento della pace sociale.
A prescindere dalle considerazioni di merito, un analogo problema di metodo si pone rispetto agli impegni assunti a livello comunitario.

Nel DPEF, in particolare, si richiama la proposta di un'"Azione europea per la crescita" che definisca a livello europeo una politica di investimenti pubblici nei settori delle infrastrutture materiali e - almeno in prospettiva - anche delle infrastrutture immateriali, quali il capitale umano e l'innovazione tecnologia. Si tratta di una proposta positiva e qualificante che, in continuità con il Piano Delors, delinea un modello di sviluppo infrastrutturale continentale. E' importante però che per questi interventi si mobilitino risorse aggiuntive in modo che si possano realizzare anche le necessarie opere "ordinarie", da tempo in agenda.
Tuttavia, è evidente che tale richiamo all'Europa e alle scelte che saranno compiute in quella sede non può in ogni caso deresponsabilizzare il Governo su nessun tema o problema, dalla modernizzazione della rete infrastrutturale alla riforma del sistema previdenziale. In questo senso, il documento di programmazione economica nazionale non può limitarsi ad un mero rinvio all'Europa, ma deve puntare piuttosto a realizzare le condizioni per l'integrazione delle politiche comunitarie, indicando con chiarezza tanto gli obiettivi quanto i mezzi giudicati a tal fine idonei.

Il DPEF 2004-2007 appare difensivo ed anche elusivo: da questo documento si attendevano alcune importanti indicazioni - di fatto aleatorie - cruciali per la valutazione dell'azione di politica economica del governo. In particolare, ci si sarebbe attesi la quantificazione e l'articolazione temporale, l'indicazione degli interventi della legge finanziaria 2004; l'andamento effettivo dei saldi rilevanti (fabbisogno complessivo e deficit), anche alla luce dell'andamento effettivo di entrate e spese nell'anno in corso; una specifica valutazione dei riflessi sui conti pubblici per il prossimo triennio derivanti dai condoni e da altri proventi una tantum.
Il documento offre solo un quadro programmatico limitato all'indicazione dei valori-obiettivo dei saldi. Le operazioni necessarie a trasformare gli andamenti tendenziali in obiettivi programmatici restano del tutto imprecisate sul piano quantitativo.
È pertanto omessa la puntuale attribuzione delle singole operazioni a specifiche categorie di entrata e di spesa, pure espressamente richiesta per il documento di programmazione dalla disciplina della procedura di bilancio.
Della futura manovra finanziaria il governo indica dunque solo i profili qualitativi, peraltro attingendo estesamente - come ricordato - ai meri obiettivi programmatici già indicati in altre sedi.
In tal senso, il contenuto conoscitivo sostanziale di questo DPEF appare inidoneo a fornire un chiaro indirizzo della politica economica, ed inadeguato alla funzione istituzionale di raccordo tra governo e Parlamento che la legislazione gli attribuisce.

Il DPEF 2004-2007 del Governo - 1,02Mb
Le osservazioni di Confesercenti


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